Le piogge di settembre promettono i funghi

Le piogge di settembre promettono i funghi

L’imperatore romano Claudio morì per un piatto di funghi velenosi. Chissà quali. Perché, nel nostro Paese, il «re del bosco» è presente in centinaia di specie. Da quelle primaverili (le spugnole, che nel Cuneese quest’anno sono fiorite abbondanti) a quelle tardo-estive e autunnali. Che rappresentano le regine della tavola. Il profumo dei porcini, il sapore dei galletti, la delizia dell’ovolo degli imperatori, l’Amanita caesarea.  

 

La stagione 2016, che le piogge di luglio avevano anticipato, in Piemonte ora è rallentata. Ma gli esperti sono certi: le precipitazioni previste a inizio settembre dovrebbero portare significative crescite.  

 

«I boschi si sono scaldati - spiega Nicolò Oppicelli, micologo di fama nazionale -. Nel Cuneese, invece, vengono trovati pochi porcini, ma esemplari sani, di buone dimensioni e profumati. Così come spuntano i galletti, Cantharellus cibarius. L’importante è salire di quota, dall’alta Val Varaita all’Alta Val Tanaro». Come sanno i cercatori navigati, si deve puntare su boschi di faggi, abeti bianchi e, soprattutto, zone umide. «Bisogna mettersi in marcia presto al mattino e camminare molto, in alto», conferma Pierino Fabbri, storico fungaiolo del Cebano, a caccia dei sanguin (Lactarius deliciosus). «Soprattutto, però, non mangiare specie di cui non si sia sicuri - rimarca Aldo Viora, vicepresidente del Gruppo Micologico Rebaudengo - Peyronel -. Si rischia la vita, dunque rivolgersi a micologi esperti o Asl».  

 

La legge piemontese per la raccolta, semplificata l’anno scorso, entra a regime. Non serve più il tesserino (era diverso per ogni Comunità montana), ma pagare un titolo per la raccolta (senza bollo): 5, 10, 30, 60 o 90 euro, se giornaliero, settimanale, annuale, biennale o triennale. Il versamento consente di raccogliere funghi su tutto il territorio, tutti i giorni, massimo tre chili. Rimangono i divieti a usare rastrelli o uncini che possano danneggiare il suolo. Oppure a coglierli nei castagneti coltivati e di notte. I titoli devono essere versati a Unioni montane ed enti gestori aree protette. 

 

Ma c’è chi non è d’accordo. Come Lozzolo, nel Vercellese, il cui sindaco Roberto Sella ha scritto: «Questa piccola risorsa permetteva di contribuire al mantenimento delle strade collinari e alla pulizia dei boschi. Ora, nonostante nel periodo buono Lozzolo venga invasa in cerca di funghi, al paese non resta nulla».

Fonte lastampa.it

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